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Ajan


Su un punto non c alcun dubbio: per lAfrica, lAids la pi grande tragedia della storia dopo la tratta degli schiavi. Il padre gesuita Michael Czerny non ha perplessit: il virus pi di unemergenza sanitaria, una tragedia frutto allo stesso tempo della povert e di povert. Una minaccia che colpisce 25 milioni di persone e ha gi causato 12 milioni di orfani, alla quale si deve rispondere in modo coordinato senza trascurare n lassistenza ai malati n gli effetti sul tessuto economico e sociale del continente. Padre Czerny, canadese di origini cecoslovacche, parla con cognizione di causa. Da tre anni il responsabile di Ajan (African Jesuit Aids Network), unorganizzazione creata dallAssistenza africana della Compagnia di Ges per mettere in rete e coordinare tutte le iniziative che lordine religioso ha creato in Africa.Dopo la Conferenza mondiale sullAids che si tenuta a Durban nel luglio 2000 - spiega padre Czerny -, i gesuiti in Africa hanno avvertito il bisogno di rispondere insieme e in modo coordinato alle molteplici sfide che pone il virsu Aids. nato cos Ajan. La sua missione dincoraggiare e di assistere i gesuiti in Africa a rispondere alla minaccia di questa terribile malattia in modo efficace ed evangelico.

Gesuiti in prima linea
LAids - osserva Elphge Quenum, un giovane gesuita che lavora insieme a padre Czerny - una malattia che ci riguarda come gesuiti perch ha colpito gravemente la popolazione a tutti i livelli. unepidemia che ha trovato terreno fertile nella povert, nella violenza, nella fame, in sistemi sanitari a pezzi. Tutto questo ha contribuito alla sua diffusione alla quale non sono indifferenti neppure lignoranza, i pregiudizi, la discriminazione. Come gesuiti non possiamo restare insensibili a questa sfida. Cristo venuto su questa terra per alleviare le sofferenze. E noi, se vogliamo seguire il suo esempio, dobbiamo impegnarci per alleviare le sofferenze dei malati di Aids. Come? Innanzi tutto dal punto di vista concreto (con aiuti diretti e concreti alla gente), ma anche dal punto di vista spirituale. Come religiosi dobbiamo portare il conforto, lamore e la speranza di Ges Cristo ai malati e ai loro parenti. I gesuiti nellAfrica subsahariana sono 1.360 (tra sacerdoti, fratelli laici e studenti in formazione) e lavorano in 29 Paesi. In 22 di questi una trentina di gesuiti a tempo pieno, affiancati da un centinaio di volontari, lottano contro il virus assistendo tremila malati. Anche se in realt il raggio dazione pi vasto perch i gesuiti si prendono carico anche dei parenti e degli orfani assistendoli materialmente e spiritualmente. Assistere i malati importante - gli fa eco padre Czerny -, ma altrettanto importante sostenere i familiari. Con risorse limitate, cerchiamo di aiutare i membri pi vulnerabili: anziani, orfani, disabili, ecc. Per esempio noi aiutiamo economicamente i molti nonni che, a causa dellAids, hanno perso i figli e si trovano in carico due, tre, magari quattro o cinque nipoti. Ma aiutiamo anche gli orfani pagando loro le rette scolastiche affinch non abbandonino gli studi. Diamo assistenza spirituale e psicologica ai pi giovani.

LAids si combatte in rete
LAjan non organizza progetti propri, ma lavora come unorganizzazione di secondo livello per coordinare e rendere pi efficaci i progetti nei singoli Paesi, condividere le esperienze e mettere a disposizione nuovo materiale di analisi e di studio.Ajan - spiega padre Czerny - una rete. I suoi scopi principali sono aiutare e incoraggiare chi lavora nel campo dellAids. Ogni mese, personalmente visito un Paese africano parlando con i gesuiti che lavorano sul campo. Cerco di capire i loro problemi, di aiutarli a risolverli, di metterli in contatto con altri gesuiti che hanno affrontato gli stessi problemi e li hanno risolti, di creare sinergie con altri gruppi che lavorano in questo campo. In questo settore anche la comunicazione e la formazione sono molto importanti. LAjan ha perci iniziato a pubblicare un bollettino elettronico, Ajanews, che esce periodicamente in francese, inglese, portoghese. Vengono inoltre pubblicati libri, articoli e un sito internet (www.jesuitaids.net anchesso in tre lingue). Siamo convinti - spiega Elphge Quenum - che lepidemia pu essere fermata anche grazie alla formazione. Per questo lavoriamo molto con i giovani informandoli sulla malattia, su come si pu evitare, come si pu combattere. Insistiamo molto sui valori cattolici e sulla prevenzione come arma per arrestare il contagio. Uno sforzo complessivo per una malattia che non solo una malattia. LAids conclude padre Czerny , lo ripeto, non solo unemergenza sanitaria. Noi riusciremo a sconfiggerla solo se, oltre a curare il virus, sapremo risolvere i problemi che a lei sono legati: povert, guerre, disoccupazione. Se non affronteremo il problema in modo complessivo non riusciremo a sconfiggerlo.

Enrico Casale





ID articolo: 0001
Data: 2006-04-26
Sezione: speciali
Titolo: Ajan
Autore: Enrico Casale
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