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Televisioni


Il furgoncino arriva sbuffando in una nuova di polvere. Per raggiungere il villaggio ha percorso molti chilometri su piste sterrate in mezzo alla brousse. I tecnici scendono dal mezzo e, in pochi minuti, montano un grande video in mezzo alle povere casupole. La gente incuriosita lascia ogni attivit e si raduna intorno allo schermo. Lo spettacolo inizia. Da un videoregistratore partono le prime immagini e, con esse, si scatena anche l'entusiasmo degli spettatori. Questa scena si ripete frequentemente nei villaggi del Burkina Faso grazie a Tele Yaka, la prima televisione itinerante dell'Africa. Un tentativo di portare la televisione anche nelle zone rurali dove la povert e l'assenza (o quasi) di corrente elettrica impediscono di vederla. S, perch la tv in Africa, pur seguita e apprezzata, si scontra ancora con difficolt tecniche e strutturali enormi.

La diffusione
La televisione ormai un mezzo molto diffuso in tutto il mondo. Statistiche recenti sostengono che sette case su dieci sul nostro pianeta sono dotate di almeno un apparecchio. Una percentuale di tutto rilievo se si pensa che esiste una linea telefonica solo ogni dieci abitanti. La distribuzione delle televisioni per assai squilibrata nel mondo. E chi ne fa le spese soprattutto l'Africa. Nel continente, che conta circa il 10% della popolazione mondiale, solo il 10-15% delle famiglie ha un televisore. Pochissimo se confrontiamo questo dato con quello europeo: qui da noi infatti il 98% delle famiglie ha almeno un apparecchio. Il dato ancora pi impressionante se consideriamo le reti televisive: l'Africa ha solamente il 2,5% delle reti televisive mondiali.
D'altra parte, se vero che nel mondo gli apparecchi televisivi sono pi di un miliardo e mezzo per una media di due miliardi e mezzo di spettatori, in Africa ci sono ancora oggi decine di migliaia di persone che non hanno mai visto un televisore o che ne ignorano addirittura l'esistenza. "Bisogna fare delle distinzioni tra la vita nelle citt e quella nelle campagne - ha recentemente dichiarato all'agenzia stampa Fides, padre Patrick Tor Alumuku, sacerdote nigeriano, giornalista della carta stampata e della televisione -. Nelle prime si tratta di un mezzo utile che, grazie alla rete elettrica, porta nelle case sia i programmi locali sia quelli stranieri trasmessi dalle emittenti nazionali. Non dobbiamo dimenticare che l'utenza televisiva riguarda il 30% degli africani che vivono in prevalenza in strutture urbane. La popolazione che vive in aree rurali ascolta invece la radio che ben corrisponde all'oralit delle culture africane. Anche la televisione per, con la sua capacit di raccontare storie, affascina la gente". E infatti chi ha avuto la fortuna di andare in una delle grandi citt africane non ha potuto non notare la selva di antenne televisive. Nelle capitali pi grandi come Dakar, Abijan, Citta del Capo, Nairobi, Addis Abeba, non infrequente notare anche antenne paraboliche montate sugli stipiti delle finestre o imbullonate sulle ringhiere dei balconi.

Un fenomeno sociale
"La realt delle televisioni africane - ha spiegato Clment Tapsoba, critico cinematografico, in un'intervista rilasciata a margine del Festival del cinema africano di Milano - simile a quella della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo. La televisione entrata a far parte della vita della gente e, quando si accende arrivano subito i vicini, i figli dei vicini, ci si ammassa tutti per vedere le telenovelas brasiliane, che sono sempre pi diffuse nelle televisioni africane". Il fenomeno televisivo nei Paesi africani infatti molto simile a quello che scoppi in Italia negli anni Cinquanta. Pochi allora avevano un apparecchio (che, soprattutto all'inizio, costava una fortuna) e ci si riuniva nelle case dei pochi fortunati possessori. In Italia il programma che trascin l'affermarsi della televisione fu Lascia o Raddoppia?, qui sono le telenovelas sudamericane e le soap opera americane.
D'altra parte le emittenti sono molto povere. Le uniche entrate sono garantite da ridotti introiti pubblicitari e, talvolta, dal canone (che per difficile da riscuotere visto l'isolamento di alcune regioni). Quindi nella stragrande maggioranza dei casi sono i sussidi statali a sostenere le aziende, sussidi magri anche perch di solito si parla di Paesi molto poveri. L'unica eccezione la South african broadcasting corporation (Sabc) che si garantisce il 75% delle entrate grazie alla pubblicit e riesce quindi a trasmettere in tutta l'Africa meridionale.

Programmi low cost
Le emittenti sono quindi costrette a risparmiare. Limitano la programmazione a poche ore al giorno che vengono imbottite di programmi a bassissimo costo come le telenovelas appunto. Oppure di programmi che in Europa o nell'America del Nord sono talmente vecchi che vengono ceduti gratis. Gli spettatori africani sembrano comunque apprezzare. Lo dimostra l'enorme successo avuto dalla serie televisiva Dallas. Dopo aver mietuto successi e consensi nel Nord America e in Europa, oggi diventato un cult per migliaia di spettatori africani che non si perdono una puntata delle lotte all'ultimo sangue tra Sue Ellen e J.R. In Zambia e Sudafrica, ma anche a Capo Verde e a Gibuti le fiction straniere sono in testa alle classifiche degli ascolti. Negli ultimi anni per si sta diffondendo anche la produzione di soap opera africane. Hanno una qualit tecnica molto bassa, ma comunque importante che vengano trasmesse perch, attraverso esse, si esprimono i valori della cultura africana. Quella cultura che, un tempo, si trasmetteva attraverso i griot, i cantastorie e che oggi trova i suoi griot nella televisione appunto, ma anche nella radio e (per chi pu permetterselo) nel web. Gli attori di queste fiction sono veri eroi per la gente che si riconosce nelle loro storie e nei loro personaggi. "La qualit non elevata - osserva Clment Tapsoba -, ma la gente non bada alla qualit, la storia che interessa. Per esempio, la serie prodotta dalla televisione guineiana ha successo e gli attori sono divenuti delle celebrit pi di Rambo".

Programmi di successo
In Zimbabwe seguitissima la soap Kabanana che racconta dei problemi delle comunit africane e rappresenta le loro abitudini. Nata in Zambia (dove ha avuto scarso successo), nel Paese confinante diventato un cult. Tra i personaggi preferiti c' certamente Phakeni Makowane meglio conosciuto con il nome del suo personaggio, il cattivissimo Matongo. Molto famoso in Sudafrica invece la soap Isidingo. Protagonista assoluta la bellissima attrice di colore Hluni Mboya nei panni della presentatrice televisiva Nandipha Matabane che negli episodi stata vittima di un rapimento che le ha lasciato in eredit il contagio dell'Aids con il quale ha iniziato a convivere.
Ma le soap non sono gli unici programmi seguiti. In Kenya, spopola Better Days, una trasmissione che va in onda sulle frequenze della Kenya Television Network. Dedicata ai giovani, tratta dei loro problemi ed molto seguita anche se viene trasmessa solo per pochi mesi l'anno. Sempre in Kenya dal 2000 va in onda Who is smarter now? un quiz nel quale si sfidano due squadre una di uomini e l'altra di donne con domande che ne verificano la preparazione e la prontezza di riflessi.
In Senegal invece l'eroina degli spettatori una tal Maty, una sorta di Luciana Litizzetto senegalese che mette alla berlina con domande irriverenti e caustiche personaggi noti dello spettacolo e del jet-set. Sempre in Senegal seguitissimo, soprattutto dalle donne, Elles sont toutes belles un programma nel quale donne normali vengono truccate da professionisti.
In Etiopia invece, il programma pi visto negli ultimi tempi Ethiopian Idol, un reprise di American Idol, in cui, come ne La Corrida in Italia, le persone vanno in tv a cantare, ballare, o a esibirsi in battute comiche. stato un must nel 2006. Sempre in Etiopia vanno in onda alcuni programmi di intrattenimento, stile Maurizio Costanzo, ma (se possibile) con un taglio ancora pi strappalacrime.

La passione sportiva
Anche lo sport un tema molto seguito attraverso la televisione. I mondiali di calcio che si sono disputati nel 2006 in Germania sono stati seguitissimi in tutta l'Africa. A Monrovia per seguire la finalissima sono stati organizzati piccoli videoclub nei quali un rumoroso generatore di energia elettrica a cherosene permetteva di far funzionare il televisore con l'indispensabile parabola satellitare, montata a volte su baracche di lamiera. Scene simili si sono ripetute dal Sudafrica (nazione che ospiter i Mondiali nel 2010) all'Egitto, dalla Costa d'Avorio al Kenya, dal Marocco alla Tanzania. Qualcuno ha addirittura pagato con la vita questa passione per il pallone. A Mogadiscio, le milizie delle Corti islamiche, nella loro furia purificatrice, si sono scagliate con particolare foga contro i bar affollati di gente che stava vedendo la finale. Lo stesso era gi capitato i giorni precedenti per le altre partite di calcio del Mondiale. Negli scontri tra i miliziani e gli avventori, alcuni avventori sono stati uccisi.
In Etiopia sono seguitissime le partite della Premier league britannica o della Champions league che vengono trasmesse in chiaro dalla tv di Stato.
La passione per la bicicletta che negli ultimi anni si sta diffondendo in Africa (dove si corrono diverse gare ciclistiche) ha convinto i dirigenti della Rai a cedere i diritti del Giro d'Italia 2006 a un circuito televisivo africano. "I diritti - spiegano alla Rai - sono stati acquistati dalla piattaforma Supersport che poi li ha passati alle singole televisioni nazionali. Per noi un motivo di grande soddisfazione riuscire a sfondare anche sul mercato africano".

La televisione "sociale"
Il continente africano vive in una continua emergenza di carattere sociale, economico e sanitario. E i media sono spesso uno strumento pedagogico per ovviare alla carenza di istruzione e di informazione. In questo campo la radio a farla da padrone. Attraverso la sua rete riesce a raggiungere capillarmente i villaggi e le comunit pi sperdute con i suoi programmi sull'Aids, la malaria, le pratiche tradizionali dannose, l'analfabetismo, la mancanza d'acqua. Anche la televisione per fa la sua parte. Societ di produzione locale (spesso sostenute da Ong occidentali) realizzano lungometraggi a carattere sociale che poi vengono trasmessi nei singoli villaggi. Valerie Kabor, burkinab, giornalista televisiva, manager dell'Agenzia Media 2000 (che produce lungometraggi a carattere sociale) ne ha parlato recentemente all'agenzia stampa Fides. "Spesso - ha detto - individuiamo un villaggio in cui c' un problema analogo a quello trattato da un nostro film. Allora raduniamo la gente e proiettiamo il lungometraggio. Poi si lancia il dibattito per approfondire il tema, riflettendo insieme a partire dalla visione del film. Queste opere sono trasmesse anche dalla televisione nazionale del Burkina Faso e dai canali francofoni. Il cinema, la televisione, le immagini sono il modo migliore per mostrare alla gente la necessit di riuscire a trovare soluzioni a grandi problemi. Utilizziamo la forza delle immagini per lanciare messaggi di sensibilizzazione alla gente".

L'informazione
Pedagogia s, ma anche informazione. Molte televisioni africane producono telegiornali. Anche in questo caso la carenza di fondi si fa sentire. I canali televisivi spesso non hanno soldi per allestire troupe complete di tecnici e giornalisti che "coprano" territori molto vasti. Spesso allora ricorrono a materiale di televisioni estere per completare i loro notiziari. Canal France International il maggior fornitore di materiale per documentari e show destinati all'area francofona. Gli utenti africani che possono permettersi il satellite possono anche seguire i notiziari allestiti dalla Bbc, dalla Cnn o dalla francese Tv5. Gli utenti dei Paesi che si affacciano al Mediterraneo spesso ricevono il segnale delle televisioni europee senza aver bisogno delle antenne paraboliche. il caso della Tunisia che riceve benissimo tutta la programmazione (dai telegiornali alle fiction) delle reti nazionali italiane. E infatti ormai molti tunisini parlano correntemente la nostra lingua anche grazie alla nostra televisione.

Il futuro corre nel cavo
Se la televisione tradizionale stenta ancora a diffondersi in Africa, la grande sorpresa rappresentata dalle reti a pagamento. In Zambia, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Fides, a fianco della televisione nazionale Znbc e del canale a pagamento Casat, sta avendo un grande successo Multi-choice, rete via cavo sudafricana che trasmette sit-com. Sempre in Zambia sta prendendo piede anche l'African Broadcasting Network grazie alla soap opera americana Passions e alla commedia Soul Food che spopolano tra i cittadini di Lusaka. Anche in Burkina Faso il tradizionale primato della televisione statale Tnb sempre pi minacciato dall'aggressivit delle televisioni private e da quelle estere. Tanto che per riuscire a combattere la concorrenza si trasformata in una rete di servizio con programmi di approfondimento sull'attualit interna ed estera. Un buon modello, non imitato da tutti per. Grande scalpore infatti ha destato la messa in onda su un canale satellitare di Big Brother Africa, la versione sudafricana del Grande Fratello. Da molti critici stato considerato un programma poco (o per nulla) educativo soprattutto perch offriva l'immagine di una giovent africana ricca e spensierata molto lontana da quella reale. I telespettatori per hanno seguito con passione il reality show. Con cos tanta passione che il network satellitare che lo trasmetteva stato per mesi, dal Cairo a Johannesburg, il secondo canale pi seguito dopo la Cnn. Quando si parla di trash tutto il mondo Paese.

Tesfaie Gebremariam





ID articolo: 0060
Data: 2007-02-06
Sezione: areegeopolitiche
Titolo: Televisioni
Autore: Tesfaie Gebremariam
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