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Thailandia: al voto per la democrazia e per l'incertezza


La Thailandia si avvia verso le elezioni parlamentari di domenica 23 dicembre con una sola, inequivocabile certezza: che chiunque sar il partito o la coalizione vincente, non sar in grado di saldare le profonde fratture nel paese o di restituire stabilit politica. In gara per i 480 seggi (400 di rappresentanti delle 76 province e 80 di premio ai partiti principali) sono 43 partiti, che in maggioranza cercheranno un accordo con il vincitore, la sola mossa che potr garantire loro longevit politica.
La tornata elettorale dovrebbe invece segnare la definitiva uscita di scena dei militari che avevano attuato il colpo d stato del 19 Settembre 2006 e successivamente guidato il paese verso un governo provvisorio, una nuova costituzione e alle elezioni di domani proprio promettendo ai cittadini sfiduciati e alla comunit internazionale perplessa di riportare al pi presto il paese nei binari della normalit democratica. Quella normalit, secondo i generali, scippata dalle manovre politiche, dalla corruzione e dalle clientele frutto degli anni di governo di Thaksin Shinawatra, magnate delle telecomunicazioni vincitore delle elezioni del 2001 e del 2005. Secondo le previsioni, le elezioni di domani dovrebbero mostrare l'entit delle divisioni che attraversano il paese, essere una cartina di tornasole del favore di cui ancora gode l'ex premier, che ha sempre avuto nelle impoverite ma popolose regioni orientali e nel settentrione di cui originario le sue roccaforti elettorali. Roccaforti sulla cui conquista hanno investito i partiti che si richiamano alla sua esperienza politica.
Tra questo il Partito Partito del popolo (Ppp), erede pi diretto del Thai Rak Thai (Thai che amano i thai) fondato da Thaksin e dissolto dopo la sentenza del 30 Maggio scorso con cui la Corte costituzionale aveva dichiarato fraudolenta la sua vittoria nelle elezioni suppletive del 2006.
Il Ppp, guidato dal 71 Samak Sundaravej, che a accolto numerosi uomini politici caduti in disgrazia seguendo la sorte del Thai Rak Thai, ha al centro ella sua campagna elettorale proprio il recupero ell'esperienza di Thaksin Shinawatra e possibilmente anche il suo rientro in patria. Una eventualit avversata fortemente dai militari ma anche da ampi settori della classe media urbana che guardano invece con simpatia al Partito democratico, il pi antico movimento politico in Thailandia con sui 61 anni di vita, all'opposizione sotto Thaksin. Guidato dal 43enne Abhist Vejjajiva, promotore di un programma riformista, il partito viene dato perdente nei sondaggi per la convinzione che abbia fornito supporto e soprattutto giustificazione al colpo di stato militare, e quindi anche corresponsabile della stasi del paese registrata nell'ultimo anno.
Un ruolo rivendica anche la piccola comunit cattolica. Paese in maggioranza buddhista, la Thailandia ha 250mila cattolici. Ad essi il 18 dicembre, la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale thailandese ha indirizzato un messaggio in cui li sollecita a recarsi alle urne con senso di responsabilit e coscienza, per potere essere in grado di eleggere personalit di morale certa e capaci, rendendo cos il voto un impegno morale e un sacro dovere.
Il 13 dicembre, ricevendo il nuovo ambasciatore del Regno di Thailandia preso la Santa Sede, papa Benedetto XV aveva ricordato i recenti passi verso il ristabilimento della democrazia nel paese asiatico, auspicando un tranquillo e corretto processo elettorale che renda onore alla voce del popolo.

Stefano Vecchia
22 dicembre 2007





ID articolo: 0094
Data: 2008-10-06
Sezione: areegeopolitiche
Titolo: Thailandia: al voto per la democrazia e per l'incertezza
Autore: Stefano Vecchia
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