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Emigrazione: birmani in fuga dalla miseria di regime


Inevitabilmente la Thailandia obiettivo primo dei viaggi della speranza di birmani in fuga, primariamente dalla repressione e dalla povert. Un numero cresciuto enormemente negli ultimi ventanni A spingerli un divario di benessere oggi incolmabile. Il reddito procapite dei thailandesi mediamente sei volte superiore a quello dei birmani e i due paesi condividono una frontiera non solo lunga ma soprattutto poco controllata e che offre centinaia di facili punti di transito in aggiunta ai sei valichi ufficiali. La crescente richiesta di manodopera nel vicino paese un ulteriore elemento di attrazione per i birmani che vano a riempire gli spazi lasciati da un numero di nascite in rallentamento e dal crescente disinteresse dei giovani thai verso alcune attivit lavorative. Oltre la met dei birmani entrati in questo paese lavorano nellindustria della pesca, nellagricoltura, nelledilizia e nellambito domestico, tuttalpi sopportati, raramente amati e spesso indicati dalla popolazione thai come responsabili del deterioramento del tessuto sociale e dellordine pubblico. Come afferma Federico Soda, specialista per il Myanmar della sede regionale di Bangkok dellOrganizzazione mondiale delle migrazioni (Iom): Non ci sono dati ufficiali sui rapporti tra Myanmar e Thailandia nel campo dellemigrazione. A sua volta, la situazione del Myanmar unica, anche perch a livello ufficiale risente di regole diverse secondo la destinazione o secondo lorigine etnica del migrante (birmana o di una delle tante minoranze). La presenza di tanti illegali in Thailandia in misura crescente persone fornite di istruzione ma non di sbocchi professionali adeguati dipende dal fatto che la questione non viene portata al livello pubblico. Questo dovr succedere, prima o poi, ma per ora la visione thai degli immigrati oscilla fra indifferenza e insofferenza. Una situazione che lascia nel limbo molte migliaia di persone, a partire dai bambini, senza documenti e con pochi diritti. I maggiori posti frontalieri: Ranong, Mae Sot, Mae Sai assediati di sedi multinazionali, aziende locali , alberghi e centri di svago per ogni necessit sono i simboli dei nuovi rapporti tra Myanmar e Thailandia, suggeriscono un prepotente benessere, ma non rispecchiano del tutto i rapporti di due paesi che la storia cha costretto per secoli a inimicizia e che oggi esplicano una partnership diseguale in cui il Myanmar, il maggiore paese per superficie del Sudest asiatico dopo lIndonesia e poco meno popolato del vicino thailandese esplica il ruolo di fornitore di materie prime e di preziosa quanto docile manodopera. Il governo di Bangkok chiude un occhio sul passaggio quotidiano di irregolari, a beneficio di tanti che vivono sui rischi, i le capacit e limpegno degli immigrati birmani, ai quali raramente viene intimato di lasciare il paese, anche se fermati. Il rimpatrio previsto obbligatoriamente per legge resta un fatto privato e sostanzialmente volontario, attraverso valichi non ufficiali, salvo che non avvenga per provata attivit criminale. Per il governo birmano, daltra parte, lobbligo di perseguire chi emigra illegalmente e chi soggetto a rimpatrio coatto viene spesso commutato in passaggio di denaro contante e blande vessazioni. E opinione comune che per i generali arroccati nella loro capitale-fortezza di Naypyidaw, lemigrazione rappresenta un modo efficace per allontanare gli oppositori e lasciarli un limbo da cui possono uscire soltanto rischiando pene detentive in Thailandia oppure un rimpatrio che nel loro caso potrebbe essere assai meno benevolo. Questa la sorte della maggior parte degli attivisti per la democrazia, dei sindacalisti e degli intellettuali che hanno scelto lesilio alla dittatura ma costretti a vivere unesistenza nellombra. Le stime suggeriscono che il 10 per cento della popolazione birmana (circa 51 milioni) emigrata nellultimo decennio, ma i dati concreti sono difficili da definire, in quanto la situazione risente delle congiunture internazionali quanto delle frequenti crisi interne al Myanmar. Secondo i dati raccolti e coordinati dal Mekong Migration Network e dallAsian Migrant Centre: oltre ai 2 milioni di birmani stimati in Thailandia, in minima parte profughi e in molti casi al contempo profughi e lavoratore immigrati, quasi 300mila vivono in Bangladesh, 70mila in India, 25mila in Malaysia; migliaia in altri paesi dellAsia meridionale e orientale. Complessivamente, circa 3 milioni di birmani vivono oggi fuori del territorio nazionale, nel disinteresse del governo, salvo per due casi. Il primo il tentativo di frenare il traffico di giovani donne gestito da gruppi malavitosi transnazionali, come pure il passaggio di donne cinesi che attraverso il territorio birmano finiscono su mercato del sesso in Thailandia e Malaysia; il secondo il tentativo di intercettare a beneficio del regime il consistente flusso di denaro che rientra verso i villaggi e le famiglie dorigine, attraverso la gestione del flusso migratorio. Con risultati irrisori: nel 2004 soltanto 4.107 birmani sono emigrati attraverso le agenzie autorizzate.

Stefano Vecchia
25 Ottbre 2008





ID articolo: 0109
Data: 2008-10-29
Sezione: areegeopolitiche
Titolo: Emigrazione: birmani in fuga dalla miseria di regime
Autore: Stefano Vecchia
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