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Compagni d'armi


Autostrade, ponti, treni, ma anche armi. Il Trattato italo-libico di cooperazione e amicizia, firmato il 30 agosto 2008 da Silvio Berlusconi, presidente del consiglio italiano, e Muhammar Gheddafi, leader libico, ha aperto le porte del Paese nordafricano alla nostra industria militare. Un commercio che in questi primi mesi ha preso lavvio, ma che nei prossimi anni potrebbe decollare con commesse sempre pi ricche. Uno degli obiettivi principali del Trattato - spiega Andrea Nativi, direttore della Rivista italiana difesa - era il contenimento dei flussi migratori che dallAfrica, attraverso la Libia, arrivano in Europa. Per il momento le nostre aziende del settore difesa hanno siglato ricchi contratti per la fornitura di mezzi necessari a questo scopo. In questo modo, la strada stata aperta e i buoni rapporti instaurati in questi mesi serviranno per siglare nuovi e pi sostanziosi contratti per la fornitura di armi e mezzi. Il Trattato di cooperazione italo-libico rappresenta una grande opportunit per lindustria bellica italiana sia per firmare nuovi contratti sia per implementare vecchi accordi. Allart. 20 si prevede infatti un forte e ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari, nonch lo sviluppo della collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze armate, mediante lo scambio di missioni di esperti e lespletamento di manovre congiunte. I due Paesi si sono impegnati anche a definire iniziative, sia bilaterali, sia in ambito regionale, per prevenire il fenomeno dellimmigrazione clandestina nei Paesi di origine dei flussi migratori. Delegando di fatto il contenimento dellimmigrazione a Tripoli e ignorando le denunce di molte organizzazioni per i diritti umani che pi volte hanno sottolineato le violenze e gli abusi perpetrati le forze dellordine sugli immigrati e le pessime condizioni di detenzione (cfr Popoli n. 10/2008). La Libia un buon mercato per le armi. Secondo il rapporto 2009 pubblicato dal Sipri (Sipri Yearbook 2009, www.sipri.org), Tripoli nel 2007 (ultimi dati disponibili) ha acquistato armamenti per 423 milioni di euro, il 52% in pi rispetto a dieci anni prima. Ora il quarto acquirente di armi dellAfrica settentrionale (dietro ad Algeria, Marocco e Senegal). La Libia - osservano i ricercatori del Sipri - sta trattando con alcuni grandi fornitori per acquistare sistemi darma complessi e si prevede diventi nei prossimi anni uno dei principali acquirenti di armi del continente africano. Nel Rapporto del Presidente del consiglio dei ministri sui lineamenti di politica del governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento 2008 (la relazione che annualmente il governo italiano presenta al parlamento) la Libia, con 93,22 milioni di euro di fatturato, risulta essere il nono cliente dellindustria bellica italiana (nel 2007 il fatturato era di 56,71 milioni di euro). La Libia - osserva Nativi -, dopo anni di sanzioni ed embargo, un Paese che deve ricostruire interamente le forze armate e, in parte, le forze di polizia. Per questo motivo nei prossimi anni potrebbe essere uno dei mercati pi ghiotti per i produttori di armamenti. Credo che siano avvantaggiate le societ italiane, francesi e russe perch avevano gi rapporti con la Libia prima delle sanzioni. Ma, siccome la logica dei blocchi contrapposti venuta meno, anche vecchi nemici come Stati Uniti e Gran Bretagna stanno pensando di vendere a Tripoli. FINMECCANICA IN POLE Finmeccanica, la holding pubblica italiana che vanta tra le sue societ alcuni dei principali produttori di armamenti al mondo, stata una delle prime aziende a sfruttare questoccasione. Il primo colpo lha messo a segno gi nel 2006 firmando la vendita di dieci elicotteri A-109E Power per un ammontare di 80 milioni di euro. Gli A-109E Power sono elicotteri prodotti a partire dagli anni Novanta dallAgustaWestland, societ del Gruppo. Sono mezzi sofisticati e affidabili in grado di atterrare anche con un motore in avaria e di volare di notte e in ogni condizione meteorologica. Per le loro caratteristiche uniche sono stati acquistati dalla Guardia costiera degli Stati Uniti per equipaggiare il reparto Hitron (Helicopter Interdiction Tactical Squadron) nel ruolo di elicotteri da interdizione a corto raggio. E, infatti, ufficialmente la Libia li utilizza nel controllo di frontiere e coste. Di fatto, per, questi elicotteri possono essere armati e utilizzati anche in operazioni belliche. Parallelamente a questo contratto, sempre nel 2006, Finmeccanica e AgustaWestland hanno siglato con Tripoli un accordo per la creazione di una joint-venture denominata Libyan Italian Advanced Tecnology Company, posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da AgustaWestland. La societ, che ha sede a Tripoli, ha come primo obiettivo quello di rimettere in efficienza le flotte libiche di elicotteri e aerei. Tra questi - precisa Giorgio Beretta, ricercatore dellOsservatorio sul commercio delle armi di Ires Toscana - ci sono i 20 Boing Vertol CH-47C Chinnok (elicotteri con due rotori di produzione americana), acquistati da Tripoli negli anni Settanta. Gi nel 2007 il governo italiano ha dato lautorizzazione a un contratto di 54 milioni di euro per la loro riparazione, manutenzione e ammodernamento. Questa intesa non stata lunica. Il 18 gennaio 2008 Alenia Aeronautica, unaltra societ del Gruppo, ha venduto al ministero dellInterno libico un velivolo da pattugliamento marittimo ATR-42MP Surveyor. Il contratto, del valore di 31 milioni di euro, include anche laddestramento dei piloti e degli operatori di sistema, supporto logistico e parti di ricambio. Finmeccanica e Libyan Investment Authority hanno stretto ulteriormente i loro rapporti il 28 luglio 2009 con un nuovo accordo. Si tratta di unintesa generale attraverso la quale la holding di Piazza Montegrappa e il fondo sovrano si impegnano a creare una nuova joint-venture (con capitale di 270 milioni di euro) attraverso la quale gestiranno gli investimenti industriali e commerciali in Libia, ma anche in altri Paesi africani. Abbiamo firmato - ha dichiarato Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica nel corso della cerimonia della firma - un accordo strategico di ampia portata che coinvolge tutti i nostri settori: elicotteri, energia, elettronica, sicurezza e aerospazio. Ma non solo, laccordo stabilisce il concetto che possibile mettere in campo investimenti anche fuori dalla Libia, sia in Africa sia in Medio Oriente. Mercato che per Finmeccanica vale 15 miliardi di euro. Il primo frutto stato un nuovo accordo siglato da Selex sistemi integrati, societ controllata da Finmeccanica, e dal governo libico. Il contratto, del valore di 300 milioni di euro, prevede la creazione di un sistema di protezione e sicurezza dei confini. Si tratta di una sorta di barriera elettronica di sensori che trasmettono dati a centri di comando che li elaborano e li mettono a disposizione del personale delle forze dellordine o delle forze armate. Questo sistema ha come obiettivo il contenimento dei flussi degli immigrati, ma anche il controllo tout court dei confini meridionali. La frontiera meridionale con Ciad, Sudan e Niger - sottolinea Nativi - un colabrodo. Questo sistema permetter a Tripoli di monitorare meglio i suoi confini e quindi di controllare con maggiore efficacia i flussi degli immigrati. Un progetto simile, ma pi ambizioso, in fase di realizzazione in Algeria. Anche se i due sistemi non verranno collegati. COLLABORAZIONE STRETTA Tra Italia e Libia lo scambio di armi e di sistemi darma non per limitato alla sola Finmeccanica. Nella relazione presentata dal governo italiano al parlamento figura anche la Itas srl, una societ di La Spezia che cura il controllo tecnico, lispezione e la manutenzione dei missili Otomat. Questo sistema darma, nato dalla collaborazione tra Oto Melara (gruppo Finmeccanica) e Matra (Francia), stato sviluppato negli anni Settanta e messo in servizio nel 1976. La Libia ne ha acquistati molti (anche se il numero non mai stato comunicato ufficialmente) per armare alcune sue navi da guerra. Anche se in parte tecnologicamente superata, si tratta di pur sempre di unarma potente. Sempre nel settore della manutenzione - aggiunge Beretta - nel 2007 il governo libico ha richiesto alla Oto Melara parti di ricambio del valore di oltre 2,6 milioni di euro per lobice Palmaria, un cannone con una gittata tra i 24 e i 30 km che la Libia ha ordinato a partire dal 1982. Il governo italiano ha anche autorizzato un contratto siglato dallAleniaAermacchi del valore di oltre 3 milioni di euro per ricambi per il Siai Marchetti SF260W comprensivi di 60 mesi di corsi e 80 mesi di assistenza tecnica. Questi velivoli, che in Europa vengono utilizzati come addestratori, ma che in Africa e in America latina sono impiegati come bombardieri tattici, sono stati venduti alla Libyan Air Force negli anni Settanta. Ne erano stati ceduti 240, oggi non si sa quanti ne rimangano in servizio. Nel 2006 per un certo numero di questi velivoli sono stati ceduti alle forze armate ciadiane che li hanno utilizzati per bombardare i ribelli sulla frontiere con il Sudan. Anche Iveco (societ del Gruppo Fiat che si occupa della costruzione di veicoli pesanti) potrebbe sfruttare le aperture del Trattato italo-libico. Iveco - spiega un portavoce della societ - in Libia dal 1976, anno della nascita della societ torinese. Va detto per che non presente in Libia con una propria sede commerciale. Opera attraverso una joint-venture, basata su un contratto di collaborazione industriale di assemblaggio dei veicoli e relativa commercializzazione e assistenza. Oltre alle linee di assemblaggio, nel territorio si estende anche una rete assistenziale di officine autorizzate. La joint-venture ha sede a Tripoli e commercializza prevalentemente veicoli commerciali medi e pesanti, oltre agli autobus. Questo rapporto potrebbe per avere risvolti anche nel settore militare. Da tempo la Libia ha manifestato interesse allacquisto dei Lince, i veicoli multiruolo utilizzati dallEsercito italiano nella missione in Afghanistan. Per il momento non ancora stato formalizzato nulla, ma le trattative tra Torino e Tripoli proseguono. Sempre nellottica del rafforzamento dei controlli dei flussi di immigrati, il governo italiano ha ceduto tre motovedette della Guardia di Finanza alla Guardia costiera libica. Si tratta di tre guardacoste della classe Bigliani, mezzi destinati al contrasto e alla repressione dei traffici illeciti nelle acque territoriali e in alto mare. Sono armate di una mitragliera Breda 30/70 e due mitragliatrici Mg 42/59. Le motovedette sono state consegnate alla Libia con una cerimonia ufficiale che si tenuta il 14 maggio a Gaeta (Lt). La Guardia costiera libica non ha perso tempo a impiegarle contro lItalia. Il 22 luglio due motopescherecci italiani, Monastir e Tulipano, sono stati sequestrati dai libici in acque internazionali, ma rivendicate dalla Libia. Il comandante della motovedetta ha sbeffeggiato i nostri pescatori: Senza le imbarcazioni che ci ha donato il vostro governo non saremmo mai stati in grado di inseguirvi e catturarvi. Dobbiamo ringraziarvi!. Daltra parte, non la prima volta che lItalia dona alla Libia armi delle nostre forze armate. Allinizio degli anni Ottanta - spiega Maurizio Simoncelli, dellArchivio disarmo - il nostro Paese cedette un certo numero carriarmati Leopard a Tripoli. Allora noi facevamo parte della Nato, mentre la Libia era vicina al Patto di Varsavia e, comunque, ostile allEuropa. La notizia era stata tenuta segreta dal nostro governo, ma si venne a sapere grazie ad alcune soffiate dei portuali di Livorno che avevano caricato sulle navi i mezzi. Il governo italiano sment, ma anni dopo, parlando con Lelio Lagorio, che era ministro della Difesa allepoca dei fatti, mi conferm che quel carico venne fatto. Anche la nostra Marina militare da anni collabora con quella libica. Dal 2001 al 2006 la nostra flotta ha tenuto manovre congiunte (denominate Nauras) con quella di Tripoli. Confermiamo quelle manovre - precisa un portavoce della Marina italiana -. Si trattava di esercitazioni che prevedevano la navigazione di navi italiane e libiche, scambio di messaggi e prove di boarding (ispezioni sui mercantili). Lo scorso anno poi la Libia entrata a far parte di V-RMTC 5+5 Net, un sistema organizzato che prevede la collaborazione delle Marine militari di una decina di Paesi che si affacciano sul Mediterraneo per il controllo del traffico mercantile. Nei prossimi anni la collaborazione militare con la Libia potrebbe intensificarsi. Circostanza confermata da Saif el Islam, uno dei figli di Muhammar Gheddafi. In Italia - ha dichiarato in unintervista rilasciata al quotidiano La Stampa - so che ci sono state molte polemiche per la presenza delle Frecce tricolori alle celebrazioni del 40 anniversario della Rivoluzione verde. A dire la verit mi hanno sorpreso un po. So che a breve si terranno esercitazioni congiunte delle forze armate terrestri e aeree di Italia e Libia. Al di l delle esercitazioni comuni, la Libia dei prossimi anni sar un mercato promettente per la nostra industria bellica. Recentemente - conferma Nativi - la Russia ha siglato con Tripoli un accordo del valore di 3 miliardi di euro per la vendita di aerei da guerra. Noi nel settore aereonautico non abbiamo molto da dire. Penso per che lItalia possa giocare un ruolo importante, oltre che nel settore elicotteristico, anche in quello navale. I nostri cantieri potranno dire la loro quando la Marina libica offrir le prime commesse. Come a dire: la fetta pi grande della torta deve essere ancora mangiata.

Enrico Casale
4 dicembre 2009





ID articolo: 0132
Data: 2009-12-04
Sezione: areegeopolitiche
Titolo: Compagni d'armi
Autore: Enrico Casale
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