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Haiti, ricostruzione in cerca di futuro


I movimenti sociali chiamano alla mobilitazione e si impegnano a realizzare unassemblea del popolo haitiano per una costruzione alternativa paese, da intendersi con un vasto processo di consultazione e concertazione inclusiva, nutrito dalle esperienze di economia sociale delle organizzazioni popolari su un nuovo progetto nazionale. Cos termina una nota della societ civile haitiana in risposta al Piano dazione per il rilancio e lo sviluppo nazionale (Pardn), il documento ufficiale che il governo ha presentato allincontro di New York del 31 marzo scorso. Il Pardn stato elaborato da 150 tecnici del governo con lappoggio di 90 operatori di diverse istituzioni internazionali quali la Banca mondiale, la Banca interamericana di sviluppo e alcune agenzie delle Nazioni Unite. Nel documento si valuta a 11,5 miliardi dollari il bisogno immediato per la ricostruzione delle zone distrutte dal sisma e il rilancio delleconomia haitiana. Durante la conferenza di New York, voluta da Onu e Usa e co-presieduta da Francia, Canada, Spagna e Unione europea, hanno parteciapto 48 paesi, organizzazioni multialterali e una coalizione di Ong. Il risultato sono promesse dei finaziatori per 5,3 miliardi di dollari per i primi due anni, per arrivare a 9,9 miliardi su 5 anni. Attualmente, per, sono solo promesse. Le organizzazioni e i movimenti sociali del nostro paese denuciano il processo messo in piedi, caratterizzato da una esclusione quasi totale degli attori haitiani e una partecipazione debole e non coordinata dei rappresentanti dellesecutivo scrive ancora il collettivo di organizzazioni haitiane, rappresentato dalleconomista Camille Chalmers, direttore escutivo del Papda, un'importante piattaforma di organizzazioni. E continua: Lassenza di coordinazione dei lavori forniti dai gruppi tematici sembra confermare la tesi che le decisioni strategiche sono preparate e messe in opera altrove, in altri spazi che detengono le redini del potere reale. Il riferimento chiaro: Usa e Francia, ma anche Nazioni Unite vorrebbero ridisegnare il paese senza consultarne le forse sociali. La lunga lotta della societ civile I movimenti sociali haitiani comprendono organizzazione per i diritti delle donne, dei rifugiati, dei portatori di handicap, organizzazioni contadine e sindacati operai delle manifatturiere, senza dimenticare le organizzazioni della chiesa di base. Molte sono nate allinizio degli anni ottanta nella lotta antiduvalierista. Dopo la cacciata di Jean-Claude Duvalier nel 1986, i movimenti vissero un decennio di grande effervescenza, e relativi successi . Anni in cui la speranza di cambiamento ad Haiti era forte. E altrettanto forte stata la reazione dei governi statunitensi da Bush padre a Bill Clinton. La teologia della liberazione aveva dato la spinta e si era incarnata in un piccolo prete salesiano, che i movimenti di base e il popolo scelsero come presidente nelle prime elezioni libere del paese (dicembre 1990). Ma sette mesi dopo linsediamento del presidente una manovra dei militari appoggiati dallamministrazione Bush e dalla Cia, mette fine al sogno con un colpo di stato. Lex prete Aristide viene poi riportato sullisola da Clinton e 20.000 marines. E il 1994. Gli anni successivi mostrano come lex salesiano sia pi interessato a diventare multimilionario che a servire il popolo. Traditi, i movimenti sociali a poco a poco si allontantano. E Aristide inizia a circondarsi da dubbi personaggi, criminali ed ex duvalieristi. Il terremoto ha messo in ginocchio anche la societ civile, che ha perso infrastrutture, attrezzature, ma pure leader fondamentali, come Magalie Marcelin (intervistata da VpS, ottobre 2001) e Myriam Merlet, fondatrici del movimento per la difesa dei diritti delle donne. Le preoccupazioni delle associazioni sono tante. Alcune pi legate ai contenuti del documento governativo, poco chiaro e incoerente e che non tiene in conto meccanismi di messa in opera delle azioni previste. Ma soprattutto inquietudini legate al processo di elaborazione, che non ha visto alcuna implicazione degli attori sociali del paese. Occorre rompere con la dinamica desclusione che vede, da decenni, la maggior parte della popolazione confinata nella miseria. Questo essenziale per unintegrazione basata sulla giustizia sociale, che punti a rinforzare la coesione nazionale. Rompere con la dipendenza strutturale rispetto ai paesi ricchi, in particolare gli Usa: Dobbiamo costruire un nuovo modello di crescita, basata sullagricoltura, lagroindustria orientata a soddisfare i nostri bisogni alimentari e di mercato nazionale. Una riforma agraria integrata e una riforma fondiaria urbana radicale sono pure necessarie, secondo la piattaforma dei movimenti sociali. Il circo dellumanitario Il meccanismo degli aiuti umanitari, intanto, va avanti per la sua strada. Tantissime sono le Ong di emergenza che si sono installate ad Haiti negli ultimi due mesi. Molte quelle italiane. Betolaso ha fatto unaltra visita lampo sullisola, il 23 marzo, per preparare la partenza della portaerei Cavour alcuni giorni dopo. La protezione civile ha distribuito sull'isola (attraverso le Ong) le tende usate all'Aquila, costruite per climi freddi piuttosto che per quelli tropicali. Sulla coordinazione tra Ong, dal terreno sembra che si sia arrivati comunque ad una certa messa a punto. C stata una presa in carico della citt per zone, dividendosi i settori d'intervento racconta un cooperante italiano. La cosa forse pi impressionante sono i marines, stanno spianando delle vaste zone e danno l'impressione di voler impiantare una grande base nell'area dell'aeroporto. In giro si vedono pochissimo, fanno esclusivamente i fatti loro. Un missionario italiano da anni sul posto racconta: Ovunque ti giri vedi le Nazioni Unite con grande dispiegamento di mezzi: camion, cingolati, macchine di diverso tipo in quantit. Nicolas Derenne, cooperante dellOng Mlal a Port-au-Prince entra pi nel dettaglio: Ci sono diversi coordinamenti tematici: educazione, agricoltura, salute, ecc. Ai quali partecipano le grandi organizzazioni, le Ong, i ministeri haitiani e in parte la societ civile. Gli haitiani, in particolare i ministeri, hanno molta difficolt a organizzarsi e seguire cosa sta succedendo, perch sono tutti a terra. Una priorit proprio ricostruire non solo le infrastrutture, ma le strutture organizzative. C quindi una volont di coordinare, ma difficilissimo. E, fatto pi inquietante: Non si capisce cosa Usa, Francia e Onu vogliano realmente fare. Non lo mostrano nei coordinamenti. I gruppi haitiani dei movimenti sociali che vogliono una ricostruzione e uno sviluppo endogeno hanno poco spazio. O comunque pochi li prendono in conto, perch non hanno soldi. Il Mpnkp, movimento contadino pi grande del paese, ad esempio, vede arrivare aiuti di ogni tipo, che sembrano imposti al paese. Denuncia loccupazione militare americana (circa 20.000 marines statunitensi hanno preso il controllo dellisola dopo il terremoto) e la latitanza del governo. Secondo il Mpnkp si sta giocando un complotto sulla pelle del paese per aumentarne la dipendenza. Non solo protezione civile In Italia, il ministero degli Affari esteri ha appoggiato il consorzio Agire per lintervento di emergenza ad Haiti. La campagna per la raccolta fondi tramite sms e altre iniziative cominciata subito dopo il sisma: Abbiamo raccolto circa 13,6 milioni di euro e non ancora un bilancio definitivo - ci ricorda Marco Bertotto, direttore di Agire - Attualmente siamo in una fase in cui i progetti sono gi in corso, almeno quelli di prima emergenza. Per la ricostruzione di infrastrutture (scuole, asili, orfanotrofi, ) si aspettano dei permessi dello stato, per cui si far in un secondo tempo. Per Agire stata la prima grossa campagna. Le 11 Ong del consorzio hanno diviso in parti uguali quanto raccolto. Solo poche di loro erano gi presenti nel paese, due delle quali con le consociate britanniche (Action Aid e Save the Children). Nel breve periodo le capacit di chi gi presente sono maggiori. E chiaro che in un primo momento necessario avere competenze specifiche, che sul posto non ci sono. Quindi allinizio pu essere una gestione un po dallalto verso il basso. Ma le nostre Ong lavorano sempre con partner e personale locale continua Bertotto. Stiamo cercando di lavorare con la rete di comitati spontanei di quartiere nati allindomani del sisma. Presenti nel paese anche Ong italiane di sviluppo: oltre al Mlal da pi di dieci anni, il Mlfm da poco arrivata nel paese con attivit nel Sud Ovest e nel Nord. Suzy Castor, intellettuale importante, donna politica e leader del Cresfed (Centro di ricerca e formazione economica e sociale per lo sviluppo), ha detto di essere molto preoccupata della situazione, non solo di quella attuale, ma soprattutto del futuro perch non si capisce dove (i finanziatori) vogliono portare il paese.

Marco Bello
7 luglio 2010





ID articolo: 0154
Data: 2010-07-07
Sezione: speciali
Titolo: Haiti, ricostruzione in cerca di futuro
Autore: Marco Bello
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