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L'Africa che odia i gay /2


Sono 35 i Paesi africani (sui 53 del continente) in cui sono in vigore legislazioni che reprimono comportamenti e atti omosessuali, con pene severissime: dai lavori forzati (Angola, Mauritius, Mozambico, Sao Tomé) all’ergastolo (Sierra Leone, Uganda), dalla pena di morte (Mauritania, Nigeria, Somalia e Sudan) alle punizioni corporali (Malawi, Nigeria, Sudan). A ciò si associa uno stigma sociale che impedisce a chi vive una sessualità «diversa» di studiare, lavorare, curarsi, ma anche di condurre una normale vita di relazione.
Questa situazione è il frutto di un clima negativo che, facendo leva sul pregiudizio, è stato ed è tuttora alimentato da molti leader politici. In Kenya, per esempio, già l’ex presidente Daniel Arap Moi definì nel 2002 l’omosessualità un «flagello». Aggiungendo che gay e lesbiche sono «esseri depravati» che «non dovrebbero godere di alcun diritto». Lo scorso anno il premier keniano Raila Odinga disse in un comizio: «Qualsiasi maschio sorpreso in flagrante attività sessuale con un altro uomo deve essere arrestato. Lo stesso vale per le lesbiche».
Se in Kenya si fanno proclami, in Uganda si passa ai fatti. Il 17 novembre il settimanale Rolling Stone (che non ha nulla a che vedere con l’omonimo statunitense) ha pubblicato cento foto di gay sotto al titolo: «Impiccateli!» (nelle foto). Nei giorni seguenti altri giornali hanno pubblicato liste di nomi di omosessuali e lesbiche finché è intervenuto un giudice che ha proibito la pubblicazione di tali liste. Sempre in Uganda è stata sospesa una proposta di legge, presentata da un membro di un partito di governo, che prevedeva la pena di morte per «omosessualità aggravata» e tre anni di carcere per chi non la denuncia (cfr box, p. 20). Il 27 gennaio poi è stato ucciso David Kato, il più famoso attivista ugandese per i diritti degli omosessuali, anche lui inserito nella «lista nera» di Rolling Stone.
In Malawi la polizia è molto attiva nello smantellare «reti di gay e lesbiche». Nel dicembre 2009 hanno destato la riprovazione internazionale l’arresto e la condanna a 14 anni di carcere e lavori forzati di una coppia di gay che aveva «osato» celebrare in pubblico il proprio fidanzamento. In Senegal, nel gennaio 2010, nove uomini sono stati arrestati e, sotto tortura, è stato fatto loro confessare di avere tenuto un «comportamento indecente» e aver «praticato atti contro natura». Sulla base di queste dichiarazioni sono stati condannati in primo grado, ma assolti dalla Corte d’appello. La lista delle condanne e degli atti discriminatori potrebbe continuare citando i casi di Gambia, Ruanda, Zambia, ecc., ma per comprendere l’odio che circonda il mondo degli omosessuali e delle lesbiche vale la pena ricordare le parole del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe che in un discorso pubblico ha detto: «[gli omosessuali] sono peggio dei cani e sono ripugnanti per la mia coscienza umana» e poi ha aggiunto: «credo che non debbano avere nessun diritto».

Enrico Casale
23 marzo 2011





ID articolo: 0162
Data: 2011-03-23
Sezione: areegeopolitiche
Titolo: L'Africa che odia i gay /2
Autore: Enrico Casale
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